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Sito Cristiano ed anticomunista

 



 

Socrate, filosofo di Atene.

Padre della maieutica.

"Io so di non sapere"

Paolo di Tarso,persecutore dei primi cristiani, uccise un apostolo di Gesù, incontrò Cristo sulla via di Damasco, divenne evangelista e portò il cristianesimo a Roma.

 
 "Se anche parlassi tutte le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante".

 

San'Agostino di Ippona, 354 - 430, filoso, teologo e vescovo. 

"Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te".

Papa Pio XII "Giovanni Pacelli", 1876 - 1958, fronteggiò a pieno volto il comunismo, gridando l'orrore dei gulag e cercando di salvare i cristiani dalle deportazioni.

Papa Giovanni Paolo II "Karol Wojtyla", 1920 - 2005.
Si è schierato contro il comunismo,
cercando di dialogare con i capi di Stato.Stigmatizzò anche il capitalismo, il consumismo e il materialismo in generale.

 

Don Luigi Sturzo, sacerdote, 1871 - 1959.

"Liberi e forti".

Paolo Borsellino, magistrato antimafia morto nell'attentato di Via D'Amelio del 1993.

"Chi ha paura muore ogni giorno".

 
 

Ferdinando II di Borbone,Re delle Due Sicilie fino al 1959.

Fu penultimo Re delle Due Sicilie.
Avvio un grande sviluppo nel settore mercantile, nell'industria metallurgica e tessile grazie all'intervento statale sulle imprese.I suoi frutti furono rubati dai piemontesi.

Esule italiana che insieme ad altri 350.000 istriani, dalmati e giuliani, fu costretta a lasciare gli attuali territori croati, per la persecuzione da parte dell'esercito di Tito.

Rivoltoso sconosciuto che il 5 giugno 1989 si trovava di passaggio da Piazza Tienamnem, a Pechino.C'era la rivolta degli studenti contro il regime comunista e i carri armati stavano entrando per far sgomberare la piazza. Lui si mette davanti... li ferma!!

Nei giorni successivi l'esercito comunista aprì il fuoco sugli studenti:duemila morti e trentamila feriti.

Jan Palach,studente cecoslovacco. Era contro l'oppressione dell'esercito sovietico, scrisse un diario, andò in piazza e si appiccò fuoco. All'ospedale disse ai medici che moriva per la libertà. 
Fu censurato dal governo comunista, al suo funerare parteciparono 600.00

 

Ezra Pound, poetastatunitense, venne in Italia e svolse studi sul giogo dell'usura dei banchieri americani esaltando gli interventi pubblici statali durante il fascismo. Fu catturato dai partigiani e consegnato agli americani, rinchiuso in un campo di prigionia, subì il processo e fu dichiarato infermo di mente. 

"Non puoi fare una buona economia con una cattiva etica"

Achilla Starace 1889-1945, fedelissimo di Mussolini,segretario-nazionale del PNF dal '31 al '39, e volontario della RSI.
Salentino verace (nacque a Gallipoli), visse in una famiglia benestante, ma morì da povero, senza un soldo.
Restò al fianco di Mussolini fino all'ultimo, fu arrestato dai partigiani mentre faceva jogging, in tuta e non si sottrasse a loro.
Condotto a piazzale Loreto, c'erano esposti i corpi di Mussolini e altri gerarchi e lui, rifiutando la benda sugli occhi, volle essere crivellato mentre faceva il saluto romano al Duce appeso alla pensilina. 

Araldo di Crollalanza,
Senatore MSI fino alla morte, fu ministro dei lavori pubblici col governo Mussolini.Sono suoi i progetti dei lavori dell'AQP, della bonifica delle terre e della creazione di nuove città.

Giorgio Almirante, 1914 - 1988.Volontario RSI e fondatore del MSI, di cui è stato il segretario nazionale per diversi anni. 

 

Pinuccio Tatarella, senatore del MSI-AN fino alla sua morte nel 1998.

Fu l'ideatore di Alleanza Nazionale e Vice-Presidente del Consiglio nel primo governo Berlusconi.

"Il polo, oltre il polo".

Adriana Poli Bortone. Sindaco di Lecce per due mandati, senatrice MSI-AN, eletta con le preferenze per 15 anni, Ministro dell'agricoltura nel 1994 con il MSI.

Gianni Alemanno, Sindaco di Roma.

Giorgia Meloni,
Presidente Nazionale di Azione Giovani,attuale Ministro della Gioventù.Prima donna a diventare presidente nazionale di un movimento giovanile.A 29 anni è diventata
Vice-Presidente della Camera dei Deputati. 

Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Interni. 
E' sua la legge sui testimoni di giustizia del 2001 e, da sottosegretario con responsabilità alla P.S. e alla lotta al racket, ha intrapreso una feroce guerra contro il "pizzo", decapitando parecchi clan mafiosi e camorristici.

 

 







 




 






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13 ottobre 2010

Quando la semplicità e il rispetto vale molto di più

L'umile pajara contro il superbo grattacielo

Quante volte abbiamo visto le immagini dei grattacieli, di queste immense costruzioni che sovrastano le città metropolitane e che lasciano immaginare benessere rappresentando le modernità, lo sviluppo... E quante volte, nelle campagne del Salento, abbiamo notato che l'elemento costante è la pajara (o fornieddhru) senza soffermarci a pensare, a guardare.

Quante persone possono essere colpite dall'immensità dei grattacieli e non dalla semplicità delle pajare? Certo, i grattacieli servono per scopi diversi dalle pajare, ma ciò su cui vorrei soffermarmi è il fatto che l'elemento della bellezza, della grandezza e dell'importanza lo detiene la seconda. Così come detiene il significato del benessere e della quiete. Certo è che bisogna partire da un fondamento: cosa indichiamo per benessere. Io dico che il benessere non è il "tenere molti soldi", ma l'avere la tranquillità di vivere bene avendo ciò che è essenziale all'uomo (non ciò che è desiderato).

Pajara e grattacielo, come potrebbero essere mai confrontati? Eppure riflettiamoci su. 
Il grattacielo è immenso, vuole sfidare gli uomini e Dio, vuole primeggiare, vuole essere il migliore. La pajara è piccola, bassa, si perde tra gli ulivi e tra i campi. E' il simbolo della civiltà contadina, di una vita vissuta tra i campi coltivati e di un pranzo ricco dei frutti del raccolto. Rispetta Dio e la natura di Dio, rispetta il paesaggio perché si perde all'interno di esso senza deturpare il territorio.

Il grattacielo ha bisogno di un ingegnere, un architetto, un geometra, delle lauree accompagnate a master, ditte edili che, magari, sfruttano i lavoratori, non solo dal punto di vista della retribuzione, ma anche dall'esposizione al pericolo. Ha bisogno di ferro, di cemento, di malta.. La Pajara è fatta da pietre che vengono incastrate l'una all'altra, senza malta affidate solo a delle robuste e abili mani accompagnate da una maestria artigiana con anni di sudore e sofferenza.

Chi costruisce il grattacielo sfrutta la terra per fare i soldi, per magari venderlo svendendo la natura e la bellezza del paesaggio. Chi costruisce la pajara non svenderebbe mai la propria terra, non sfrutterebbe mai il terreno, non inquinerebbe mai la zona circostante radice del suo lavoro, seme del suo pranzo. 

Chi vive il grattacielo è preso dalla frenesia, dall'irrequietezza costante, dallo stress, dalla voglia di andare a farsi una vacanza, magari nella tranquillità data dalle campagne che ospitano le pajare; chi vive quest'ultime, invece, non vorrebbe mai andare a lavorare in un grattacielo, gli basta che la terra su cui lavora sia fertile. 
 
Quando si costruisce un grattacielo si pensa alla modernità, si pensa alla bellezza, a costruirlo più innovativo, più alto, più bello di un altro. Quando si costruisce la pajara si pensa a farla bene, a farla resistente. Non ha il senso della sfida e non vuole esaltare il costruttore che rimane anonimo.

Il grattacielo sfida la grandezza di Dio, dice che l'uomo può arrivare solo in cielo, con un'ascensore. La pajara lascia passare lo Spirito di Dio tra le sue pietre, lascia soffiare il vento e rispetta la grandezza di Dio.

La pajara è il simbolo del lavoro dell'uomo, del sacrificio, della pace in se stessi. Il grattacielo delle città americane e asiatiche ostentano libertà, ma alle sue ombre vi è la semischiavitù. E' costruito su fondamenta umane, sulla calpestata dignità, sullo sfruttamento delle risorse e dell'uomo. Il grattacielo è ricco, ma sui suoi marciapiedi vi è la povertà.

Chi costruisce il grattacielo pensa di poter deridere la pajara. Chi costruisce la pajara se ne fotte del grattacielo.





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11 ottobre 2010

Una nuova sezione...



Un mese fa dicevo che avrei aperto altre sezioni nel corso del tempo, per arricchire il sito: ed eccone qua una. La chiamo "riflettendo e pensando..." e lo scopo è quello di inserire delle riflessioni, appunto, al di fuori dei temi prettamente "politici" che di tanto in tanto mi verranno in mente. Sì, perché vorrei andare oltre la politica; come avrete visto ho inserito anche una sezione dedicata alle foto scattate da me e che riguardano scene, paesaggi del nostro territorio. Seppur il sito è sempre incentrato sempre sulla mia passione politica, vorrei che raccogliesse un po' di tutto; e un bella sezione è quella in cui inserire dei pensieri, delle emozioni, delle sensazioni, dei sentimenti, ai sogni... Perché è proprio ciò che oggi manca in questo mondo di frenesia e di velocità.

Mancano i pensieri, le riflessioni, anzi, manca il tempo per riflettere con la conseguenza che il cervello si spegne e sembriamo macchine telecomandate e pre-impostate. E' un problema dei nostri giorni quello della corsa, della fretta, della non-tranquillità. Eppure ci vorrebbe nella nostra giornata un momento per buttare giù un pensiero, un'impressione. Ci vorrebbe staccare la spina dal commercio, dalla paure del mondo, dalla velocità con cui corre la terra, dai mille problemi quotidiani. Servirebbe staccare la spina, mettersi davanti a qualcosa che ispira una riflessione ed elaborare un pensiero.
Infondo cosa sarebbe l'uomo se non utilizzasse la sua mente? 


A presto il primo post in questa sezione.




permalink | inviato da angelopetrachi il 11/10/2010 alle 19:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 ottobre 2010

Vent'anni di Berluscocrazia

Oltre il berlusconismo

Dal 1994 al 2010 sembra passata un infinito periodo. Effettivamente chi è nato il giorno in cui Berlusconi ha mandato il suo video sulla famosa "discesa in campo" ora ha 16 anni e probabilmente a venti non percepirà cambianti, o meglio, quando accenderà la TV sentirà parlare delle dichiarazioni di Berlusconi a cui risponde il centro-sinistra e così via.. 

Vent'anni di Berlusconismo, vent'anni di influenza da parte di questa persona catapultata nella politica come fosse il salvatore della Patria. E non parlo solo di influenza nel centro-destra, parlo di influenza in generale, di tutta l'Italia, dei modi di pensare, di agire... 

E' entrato in politica aggirando la Costituzione, inventando il bipolarismo, il maggioritario e l'elezione quasi diretta del Premier quando la Costituzione prevede altro, come il proporzionale e la nomina del Presidente del Consiglio fatta dal Capo dello Stato. 

Ha creato un sistema in cui i partiti, al loro interno, non discutono, ma sostengono il leader, la c.d. leadership carismatica, quella in cui il leader si alza la mattina, dice una cosa e tutto il partito lo segue. I partiti, ma anche nel piccolo dei circoli periferici, sono incentrati sul sostegno al "capo" e non sui programmi. Ha creato la stagione dell'odio e delle offese. Ha creato il ring permanente, la campagna elettorale infinita. Ha creato il periodo delle riforme fatte a colpi di maggioranza, ha creato il sistema che vede inutili gli intellettuali e importanti i mercenari, i "lecchini", i rissosi, i cortigiani.
Ha creato il sistema delle menti offuscate dai varietà televisivi semi-pornografici e il periodo dei reality. Ha creato il periodo dell'estetica, della bellezza, del contorno svuotato dall'intelletto, dalla sapienza, dai contenuti. 
Ha creato il periodo del consumismo sfrenato e spinto, dell'imprenditoria individualista, della concorrenza aggressiva che ha portato al trionfo del materialismo.

E, dopo 16 anni, viene a parlare di riforma del fisco, di riforma del lavoro, di riforma della giustizia, di rilancio del sud con "la Salerno-Reggio Calabria"? 
Nel 1994 uno che lanciava questi temi come proposte per la sua carriera politica era credibile. 
Nel 1996, visto che era stato sfortunato ad avere un golpe leghista-scalfariano e che voleva ritentare a riprendere l'Italia, poteva essere credibile. 
Nel 2001, dopo 5 anni di opposizione, era meritevole di fiducia almeno per vedere se ciò che diceva lo metteva in pratica. 
Nel 2006 poteva essere votato perché l'alternativa era una sinistra variopinta e diversa. 
Nel 2008 aveva dalla sua parte il fatto che si rischiava la non governabilità e dopo due anni di congelamento con Prodi l'Italia aveva bisogno di un rilancio. Aveva con sé una forte maggioranza e un forte partito politico, ma nel 2010 si continua a parlare di tutti i temi che erano nel piano del 1994. 

Ciò significa che in 16 anni non ha fatto nulla, anzi, ha cambiato, in peggio, le abitudini, lo stile e le azioni degli italiani. E visto che, sia da una parte che dall'altra, si è iniziato a parlare di cambiamento dei partiti, di riforma del sistema politico, di etica politica, di moralità, di programmi, bisogna cogliere al volo questa opportunità per lanciare, non una proposta "anti", ma una proposta "post"... Si deve andare "oltre il berlusconismo". E' stata una stagione del nostro sistema in cui ci sono stati degli eventi favorevoli e degli eventi sfavorevoli, ma serve una stagione di riforme condivise, di uscita dagli schemi ideologici. Serve la fine di un'epoca che ha portato solo scontri e campagne elettorali perenni. 
Ecco cosa serve all'Italia: serve un post-Berlusconi; tutto ciò che si propone come "post-Berlusconi" può essere condiviso: significa che si propone nel prendere ciò che buono si è fatto e aprire una nuova fase: Se il centro-sinistra inizia la sua stagione come nel 2006 con l'anti-berlusconismo e con l'unico collante il voler abbattere tutto, rischiando di buttare via sia "il bambino" sia "l'acqua sporca" (come dice un detto), allora l'Italia non crescerà mai. 

Certo è che questa fase va superata e serve un post-Berlusconi, con nuove menti, con nuove idee, con nuove persone, con nuovi schemi. Bisogna che noi ci mettiamo al lavoro per costruire il nostro futuro e non lasciarlo nelle mani di una classe dirigente ormai "abbuffata" e consumata. Servono nuove prospettive e nuove motivazioni. 
Si discuterà nel merito delle cose e nei tempi, ma siamo sicuri che tutti, tranne i cortigiani, vogliono la fase post-Berlusconi. Chiedo ai ragazzi di 16 anni, che ne avranno 19 quando Berlusconi finirà la legislatura e forse non si ricandiderà più: ma non volete provare ad accendere la TV senza ascoltare la Berluscocrazia?




permalink | inviato da angelopetrachi il 6/10/2010 alle 13:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 ottobre 2010

Francesco di Assisi,

Francesco d’Assisi, detto anche "il poverello di Assisi", colui che haripudiato suo padre, la sua vecchia vita. Colui che ha creato un ordine a sé,“sfidndo” il potere e la legge della Chiesa di allora troppo “bloccata” sulleleggi, sulla differenza tra la religiosità e l’eresia. Oggi la Chiesa ricordala sua vita, la sua storia, la sua persona, ma non scrivo per parlare del suosenso cristiano, ma scrivo per raccontare la sua eccezionalità, la sua sceltadi andare contro-vento, da ribelle rispetto alla normalità di quel tempo.

Eccezionale, per scelta. Questa è la grande caratteristicache delimita la capacità di prendere in mano la propria vita per farne un capolavoro anche accettando rischi, pericoli e difficoltà.

Francesco era un ragazzo ribelle, pieno di vita, pieno dipiaceri e desideri, ma soprattutto era un borghese, suo padre, mercante distoffe, era un ricco signore che aveva già riservato il suo lavoro per ilfiglio. Aveva soldi, si divertiva con gli amici, viveva i piaceri mondani e aveva un grande sogno:diventare cavaliere anche perché lo voleva il padre in un'epoca in cui era un onore vestire le armi a cavallo. Infatti così provò a fare. Partecipò, nel 1202, alla guerra tra Assisi e Perugia che si contendevanosull’asse guelfi-ghibellini. Francesco andrò insieme ad altri giovani del suopaese, ma fu arrestato e carcerato durante la battaglia. L’anno dopo, malato incarcere, suo padre pagò un riscatto per farlo uscire; la sua vita, però,iniziava a cambiare. Sentiva già qualcosa di diverso dal vedersi vestito sempredi costose stoffe e divertirsi con i soldi del padre. Nel 1204 pensò di partireper la Crociata poiché partecipare ad essa era un massimo onore per iCristiani. Arrivò a Lecce, ma dovette tornare per una nuova febbre. Quandotornò ad Assisi, però, la sua vita cambiò radicalmente.

Si ritirava in preghiera molto spesso, andava in giro avendere le stoffe del padre, ma non tornava con i soldi, bensì li regalava aimendicanti. Baciava i lebbrosi, accarezzava i poveri e gli affamati, sispogliava davanti ai mendicanti scambiando i suoi costosi vestiti con i loro.Assisi, invece, era vicina al sentimento del padre il quale era preso da iraperché il figlio, anziché onorarlo nel suo lavoro, regalava i risparmi e lamerce ai poveri, vanificando le aspirazioni. Cosi che Francesco si spogliò inpiazza, davanti al padre, e gli consegnò i vestiti, ripudiando la sua famigliae scegliendo di fare il mendicante.

Chiedeva l’elemosina, dormiva per strada,  ma non era scontento: su di lui brillava lagioia e la felicità. Pregava cantando, parlava con gli uccelli, andava suglialberi, giocava per strada ed intanto trovava nuovi compagni d’avventura che loseguivano perché vedevano in lui la gioia realizzata con la miseria e lasemplicità. Mangiava ciò che trovava, dormiva dove gli capitava, e intantopregava e attirava le attenzioni del resto della città che vedevano in lui lafigura di quello che ha la colpa di aver ripudiato il padre e le sueaspirazioni.

Al di là della religiosità, della capacità di fondare unordine nuovo, contro la volontà della Chiesa, guardiamo in Francesco la sceltadi non seguire la strada facile e scontata del figlio nobile tutto piaceri elussi. Quella strada la prova, aveva la possibilità di continuare, ma scegliealtro, sceglie l’eccezione. Diventa ciò che la maggior parte non voleva,diventa ciò che è meno scontato, diventa frate accettando di viveremiseramente.

Una grande figura, quella di Francesco d’Assisi, diventatoSanto per la sua scelta, per la passione subita (aveva le stimmate), per lamorte da povero che ha fatto. Ha scardinato un sistema, ha sconvolto i pianidella Chiesa, è andato contro-vento. Della sua storia importante è il confrontocol Papa riguardo l’autorizzazione a fondare un ordine. Quando era davanti alui i suoi occhi guardavano le pareti affrescate, guardava le sedie lussuose, ivestiti costosi e i paramenti ornati di oro e la sua mente pensava “ma ilgiglio che vive nel campo, non indossa un vestito più bello di quello diSalomone?”

Se lo guardiamo con gli occhi della fede lo vediamo come “unsecondo Messia”, sull’impronta di Gesù, sulla semplicità di Gesù che prende unaChiesa in rovina e la guida fuori dagli scandali, fuori dalle polemiche; se lovediamo con gli occhi “laici” non possiamo non ammirare la sua scelta di divenirel’eccezione.




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30 settembre 2010

Fiducia accordata. Ed ora, la quiete dopo la tempesta?

Macché!! Al via il partito di una nuova Destra




Nella giornata di ieri abbiamo assistito ad una nuova pagina politica fattadi tanti piccoli racconti. Da Silvio Berlusconi che illustra un’Italia inesistente e che “promette” tante cose belle, bellissime: riforma del fisco, grandi opere infrastrutturali, lotta all’evasione, alla criminalità, riforma della giustizia per accelerare i processi civili, piano per il Sud, rilancio dell’economia, sostegno ai lavoratori, rilancio dello sviluppo. Tanti buoni auspici, tanti buoni intenti, ma per attuarlo ci vorrebbero altri 10 anni. Forse sarebbe un buon programma per un nuovo leader, una persona che entra sullo scenario nazionale in prima persona a capo di una coalizione e promette che farà queste cose, mentre per Berlusconi c’è il “fattore t” che brucia ed è un problema, non solo per lui, ma anche per tutti coloro i quali dopo di lui potrebbero ritornare a fare un’esperienza emozionante: il lavoro, quello vero. Il "fattore t" è il tempo; sappiamo che il Cavaliere ha un buon elisir, ma a tutto c’è un limite. Non credo che le ricerche sulla cura per la vita fino a 120 anni diano buoni risultati in tempi rapidi, quindi bisogna ammettere che si va incontro ad un’età ai limiti dello stress, del lavoro,dell’impegno, nonostante c’è chi sarebbe disposto a farlo andare in Parlamento fino a 100 anni per non provare quell’esperienza entusiasmante prima detta.

Ironia a parte, il nuovo programma è pieno di titoli che bisogna trasformare in contenuti, decisioni, provvedimenti. Il gruppo di Fini doveva dare la fiducia per due motivi: il patto con gli elettori e il non essere pronti alle nuove elezioni. Inutile nascondere e parlare in politichese: in politica bisogna anche fare i conti con una strategia e per Fini, andare alle elezioni ora, significa rischiare, non essere pronto e non ottimizzare il momento. Ma d'altronde nemmeno la sinistra vorrebbe le elezioni.

Il governo ha incassato la fiducia, ma ha dovuto ammettere che deveragionare e dialogare con Fini perché non ha i numeri; e l’autosufficienza cercata da Berlusconi facendo entrare parlamentari eletti altrove è stata ridicola. Fini è indispensabile e determinante, ma anche se ci fossero i numeri senza di lui e con i parlamentari venuti dall’opposizione non ci potrebbe essere un governo solido: si è in ostaggio dei piccoli, dei ricattatori che tifanno il favore di concederti il voto dietro dei ricambi.

L’elemento di novità introdotto ieri è stato il lancio del partito di Fini.Martedì ci sarà una prima riunione poi entro novembre nascerà. Lo scenario è tutto da vivere, ma è certo che si apre una sfida, quella delle due destre: berlusconiana e conservatrice/futurista. Una nuova destra battendo l’anomalia berlusconiana è possibile. Berlusconi è andato al potere prendendo tutto etutti, da ex comunisti ad ex socialisti, ex liberali, ex democristiani, ma ora bisogna battere questa anomalia, bisogna ridare al paese un equilibrio, bisogna ricreare quel clima di serenità, di correttezza di serietà. Berlusconi è un innovatore sovversivo, se ne infischia delle regole, le detta lui e se c'è qualcosa superiore che ti osta non c'è problema, la si cambia.

Fini lancerà la sfida e la mia idea è quella che deve dimettersi, una volta formato il partito, da Presidente della Camera, per poter guidarlo politicamente e lanciarlo come alternativa nel centro-destra. Un grande tema sicuramente sarà quello della legalità intesa come lotta alle mafie, lotta all’evasione, lotta alla corruzione, ma anche sicurezza che non vuol dire clima da caserma come i medici-spia. Bisogna essere forti e dare un messaggio chiaro: i partiti devono espellere i politici non trasparenti.

Un nuovo partito più giovane, più flessibile senza quei canoni di AN: correnti e capi correnti che si azzannavano nelle periferie, nelle federazioni, imponendo questo o quel candidato per equilibri tra di esse tagliando le gambe al merito. 
Ho fretta di vedere questo nuovo partito fatto di giovani, di persone nuove, di esperienze diverse. Ho fretta di poter confrontarmi con le posizioni di Benedetto Della Vedeva con cui non condivido l’idea dei matrimoni gay, anche se ammetto che sono aperto a possibili riconoscimenti civili, e approvare le posizioni garantiste di Chiara Moroni. Ho fretta di poter costruire una laicità positiva come vuole la fondazione di Fare Futuro e lanciare la grande riforma della futuro tecnologico diminuendo quel digital divide tra l’Italia e il resto d’Europa. Ho anche fretta di parlare di nuove cittadinanze, di politica dell’immigrazione e di femminismo coraggioso: che non è quello contro il Burqa, ma anche quello contro le vallette che svendono il loro corpo in una semi-pornografia diffusa.

Ho fretta di tutto questo e aspetto la grande nascita del partito




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28 settembre 2010

Aspettando il futuro, riscopriamo la voglia della politica

Ripartiamo, da destra. Già proprio da lì, usiamo il classico modo di dire "dove eravamo rimasti?". 

Ci sarà la fiducia in Parlamento chiesta da Berlusconi per il suo governo. Passerà? Non passerà? Sicuramente si, ma non importa se il gruppo di Fini sarà vincolante ed indispensabile. Qualora non lo dovesse essere e il governo dimostrasse di essere autosufficiente senza Fini, si tratterebbe di un Prodi-bis, con scarsa capacità di autonomia. Molto difficile credere, infatti, di poter governare senza i finiani con qualche Deputato in più che ti ha garantito il voto passando da una parte all'altra e quindi, se è stato disponibile a fare questa cosa, sicuramente si sarà garantito un favore da ricambiare e, nel momento in cui non lo vedrà soddisfatto, sarà pronto ad andare, armi e bagagli, da un'altra parte. Armi e bagagli perché leggendo di chi si tratta, diciamo che non è tanto un modo di dire.

Abbiamo ascoltato in questi giorni le numerose ed infinite polemiche sulla casa di Montecarlo, quasi fosse un affare di Stato. Tra scandali di serate e party con escort, indagini per mafia, richieste di arresto per camorra, condanne definitive per associazione esterna a delinquere, appalti e tangenti, di cosa sentiamo parlare?? Di una casa di 50/55 mq venduta da AN perché "era un peso" che tra l'altro aveva degli oneri.
A mio modo di vedere, Fini ha introdotto una novità: ha guardato all'inchiesta della magistratura come un dovere e si è reso disponibile a dimettersi nel caso in cui il cognato di fatto Tulliani dovesse essere il reale proprietario. E non perché Fini sarebbe responsabile, ma perché l'ingenuità lo ha portato ad essere tradito nella buona fede. Si tratta di buona fede tradita, di etica pubblica, poiché non c'è nessun reato, nessun illecito.
Effettivamente Fini non sa chi è il reale proprietario della società off-shore, così come non lo può sapere nessuno. Ma trovo, però, veramente infame insinuare il dubbio negli italiani che Tulliani è il titolare della società con il beneplacito a suo tempo di Fini. E' infame perché nessuno può difendersi da un'accusa del genere mostrando l'estraneità da una società off-shore: si può infatti solo dimostrare la titolarità attraverso le azioni, ma non l'estraneità. Questo perché le società off-shore sono con il titolo al portatore delle azioni e, non solo possono cambiare di titolarità sempre, ma chi è estraneo non sa nulla delle titolarità visto che sono create per garantire anonimato e segretezza. 
A Fini si rimprovera una ingenuità ad aver venduto la casa ad una società off-shore? E chi invece queste società le possiede, come Berlusconi, cosa deve dire? 

Tra questi umori e vicende parte, però, la politica. Tra qualche giorno a Bari ci sarà il primo incontro di Futuro e Libertà per l'Italia, poi il 22 ci sarà Fini al Petruzzelli. Stiamo vivendo la nascita di questo nuovo partito, avendo una grande occasione: stare con un leader che sa attrarre e che finalmente si è proposto come l'alternativa a Berlusconi, ma non basta. Come detto oggi dal Prof. Campi, serve una nuova azione, serve che Fini lasci la presidenza della Camera per organizzare il partito, per parlare di politica, per girare da regione a regione, da piazza in piazza. Serve la costruzione del futuro insieme al partito del futuro, con un solo punto di riferimento: Fini.





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22 settembre 2010

Quando la salute diventa business

Lo chiamano disease mongering ovvero "commerciodi malattie" e mette paura se ci si informa su cos'è. Si indica una sanitàche cerca sempre più di fare affari a discapito della massa ignara di quanto può accadere, si indica un'industria, un mercato e un'economia che ruotano intorno alle malattie, ai malati, ai farmaci. 
Vengono create malattie tanto da spingere noi cittadini ignari ad informarci afare esami preventivi, diagnosi precoci, adottare misure di prevenzione, andare dal dottore, acquistare farmaci e fare cure. Perché tutto questo? Perché il mercato sulla salute è l'unico che funziona visto il sentimento diffuso circala paura di morire, di incontrare una malattia incurabile.

 

Le case farmaceutiche hanno interesse a produrre farmaci tanto da inventarsi malattie, creare medicinali anche inefficaci e fare economia. E la ricerca? Le case farmaceutiche sono la ricerca che assumono i ricercatori i quali devono rispondere ai manager, oppure finanziano le università le quali, per non perdere i finanziamenti privati, non vanno mai a "scoprire" qualcosa che fa male ai finanziatori. E allora le case farmaceutiche non hanno bisogno di"veri" malati per curarli con sentimento di solidarietà (altrimenti andrebbero in Africa), ma hanno bisogno di "finti malati", di genteche sta bene, magari ha qualche disturbo che rientra nelle caratteristiche vitali, ma si ritrova ad essere malata. Lo hanno fanno nel 2004 quando hanno abbassato i parametri di ipertensione, diabete e colesterolo (i tre disturbi più diffusi al mondo) e quindi abbassando i parametri hanno aumentato "imalati". Oppure lo fanno quando si "inventano" delle malattie che invece sono dei normali disturbi. Chi ha mai sentito parlare di "false malattie" o "nuove malattie"? Ovvio che ci sono malattie importanti e molto serie, ma accanto ad esse ce ne sono alcune inventate,appunto, per vendere farmaci inutili. La perdita di capelli, per esempio, è passata da una situazione da sfigati ad una malattia; la menopausa è passata dauna fase della vita della donna a una malattia (ora vendono delle pillole chela ritardano!!); la disfunzione erettile è passata da un problema psicologico in età giovanile e caratteristica fisiologica in età anziana a malattia (vendono il c.d. Viagra); la fobia sociale è passata da caratteristica psicologica soggettiva a malattia. E vi domanderete: come mai qualcuno assume un medicinale e riesce a curare o controllare una malattia finta se essa non è malattia? Semplice: avete mai sentito parlare di effetto placebo? Esso è usato anche in fase di sperimentazione dei farmaci. Si tratta dell'effetto che si haquando una persona assume un farmaco inutilmente, ma è talmente convinta cheguarirà che il corpo reagisce e guarisce veramente. E' una questione di testa, quindi! Eppure ci propinano farmaci per procurarci l'effetto placebo.

 

E così anche per quanto riguarda gli esami inutili e le campagna di prevenzione che fungono da disinformazione di massa. Chiaro è che ci sono delle importanti misure da tenere per il controllo dellostato della salute, ma prima di iniziare a fare esami preventivi bisogna informarsi. Tutti sanno, per esempio, che dopo i 50 anni bisogna controllarsi la prostata. Pochi sanno che l'esame del PSA è sconsigliatissimo da alcuni medici i quali dicono che, non solo è inutile sottoporsi ad un esame del genere senza sintomi, ma può anche essere dannoso, ma soprattutto non è sicuro. Per poter sapere qualcosa in più su questo esame potete leggere questo articolo (http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/93in cui vengono scritti dei dati circa quest'analisi. Si scopre che possiede dei falsi (sia positivi che negativi). Ad alcuni non viene diagnosticato un tumore esistente mentre altre volte viene diagnosticato (e rimosso) un tumore che invece non era evolutivo (i c.d. tumori statici che possono durare anche tutta la vita senza che diano segnali). Viene scoperto chesu 1000 pazienti il tumore viene diagnosticato a 20 e solo a 10 era evolutivo egli altri dieci hanno subito l'asportazione della prostata senza motivo.

 

Per non parlare, poi, della gravidanza, diventata una malattia e curata come se fosse una malattia. La percentuale di parti con il taglio cesareo cresce sempre più, eppure una voltala partoriente si serviva dell'ostretica che, utilizzando le leggi della fisica, riusciva a far uscire il nascituro. Ora invece c'è bisogno di unchirurgo che taglia la pancia e prende il bambino senza tenere conto dicontroindicazioni come: eventuali problemi respiratori al bambino dati dalrepentino passaggio dall'ambiente del grembo all'ambiente esterno e problemi per la madre che subisce una lacerazione in pieno corpo e che può causareinfezioni; per una lettura più approfondita potete leggere questo articolo (http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1416).   

 

Che dire, poi, della presunta informazione che ruota intorno all'AIDS? Vengono fatte campagne di disinformazione nel momento in cui vengono sponsorizzati preservativi come il salvavita e poi nonsi riesce a spiegare il perché il virus sta regredendo e ci sono casi di virus scomparsi nel nulla, o ci sono casi di sieropositivi ignari che hanno vissuto tanti anni con un patner senza che l'abbia contagiato. Eppure eravamo abituati a campagne di una paurosità assurda. Per come ci veniva spiegato sembrava quasiche fossimo in pericolo anche andando al bar; se così fosse in 28 anni di scoperta del virus saremmo stati contagiati tutti. 

 

Quindi è importante la salute"informata". E' importante conoscere le finte malattie, gli esami sconsigliati, i farmaci inutili e tutto questo non ce lo dicono le case farmaceutiche o gli ospedali o le farmacie: ce lo dicono quei ricercatori liberi e indipendenti che hanno il coraggio di essere la voce contraria aquesta industria di farmaci e malattie che ci spinge all'autodistruzione sicché, se non moriamo per una malattia vera, moriamo per assunzione di farmaciinutili e deleteri. Ci vogliono "psicofarmacizzati" tutti? E noi ciribelliamo.

 

Per una corretta informazione consiglio diconsultare questo portale

www.partecipasalute.it

 




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20 settembre 2010

140 anni fa moriva lo Stato Pontificio

Venti settembre1870; 

sono passati nove anni dall’Unitàd’Italia, o per meglio dire, dalla conquista da parte del Regno di Sardegna delRegno delle Due Sicilie con la  creazione del Regno d’Italia, quando esso,con il Re Vittorio Emanuele I e Capo del Governo Cavour, conquista lo StatoPontificio attraverso quell’evento passato alla storia come “Presa di Roma”.

Dopo delle trattative diplomatichetra Francia (dalla parte del Papa), Italia e Stato Pontificio, l’esercito Sabaudo, guidatoda Cadorna,  l’8 settembre inizia la marcia per entrare a Roma. Il20 riesce a fare una breccia tre le mura vicino a Porta Pia (la famosa “Brecciadi Porta Pia") ed entra nello Stato Pontificio.
E’ la fine dello Stato della Chiesa, è la fine del potere temporale delPapa, è la fine della fase di riunificazione dell’Italia. L’anno dopoRoma diventa capitale d’Italia (in precedenza era Firenze).

Paolo VI disse che fu un attodella provvidenza la fine dello Stato Pontificio con la fine del poteretemporale della Chiesa lasciando ad essa solo il potere spirituale. Nessunovorrebbe mettere in discussione la storia della Presa di Roma (certo un’indaginesu tutto il periodo risorgimentale ci vorrebbe per riscrivere la storia a senso unico), ma in questo giorno di ricordo bisogna ricordare anchel’esercito pontificio, formato da giovani accorsi da tutta Europa per aiutare ilPapa, e bisogna ricordare anche la crudeltà dell’esercito sabaudo, che continuavaa sparare cannoni nonostante il Segretario di Stato Pontificio, Card.Antonelli, avesse ordinato di innalzare bandiera bianca.

Fu un momento di grande rottura tra il Papae lo Stato Italiano per risolvere la quale dobbiamo aspettare iPatti Lateranensi del 1929.




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16 settembre 2010

Anno 1480


Fine luglio del 1480: la terrà d'Otranto - oggi Salento - si sveglia con  una flotta di 150 navi alle costole pronte ad assaltare il lembo est della penisola Italica per arrivare a Roma. Erano i turchi capeggiati da Pashà, ma comandati da Maometto il conquistatore desideroso di prendere, dopo Bisanzio considerata la seconda Roma, anche la prima, quella vera dei Papi, culla del Cristianesimo. Sceglie come punto di partenza la terra d'Otranto, ma è un caso. La flotta, infatti, era diretta a Brindisi - come sostengono alcuni studiosi - ma dovette ripiegare sulla costa otrantina a causa dei forti venti.

In quella fine di luglio avvenne, quindi, lo sbarco nei pressi Roca e Castro, come parla la relazione di un cronistadell'epoca, Foucard, ma anche presso i laghi Alimini. Il fatto che non fosse solo Otranto oggetto di assalto lo si capisce dai numeri: 150 navi erano impossibile da contenersi in un porto come quello otrantino. 

Il Pashà, abile in guerra, diede una disposizione rigorosa alla sua flotta: a sud di Otranto - quindi presso le Orte e Porto Badisco, si stanziò l'esercito che per primo doveva attaccare la cittadina; a nord, nei pressi di Roca, si stanziò il grosso di tutta la flotta, con artiglieria, cavalli costituendo un vero e proprio campo base. 

Anche la nostra Roca, quindi, fu oggetto di guerriglia con il suo Castello importante abitato, probabilmente, proprio da Pashà che attendeva la caduta delle mura otrantine per entrare vittorioso.

In 15 giorni le mura di Otranto subirono un vero e proprio assedio. All'attacco turco, con diverse migliaia di soldati, la cittadina potette disporre di soli 400 uomini otrantini che rimasero a presidiare la città proprio perché molti furono mandati a proteggere le mura di Brindisi credendo nel possibile attacco in quelle zone.

Quattrocento soldati della città idruntina che affrontavano i turchi, aiutati da tutti gli abitanti del posto che continuavano a gettare acqua e olio bollente dalle mura. La città veniva bombardata dal nemico con delle palle di pietra che ancora oggi sono raccolte sui bordi delle vie vecchie come esposizione di un "trofeo". Come raccontavano i cronisti dell'epoca, come Ilarione, Foucard, Laggetto, le vie cittadine erano diventate dei posti di guerra. 

Il 14 agosto i turchi fecero una breccia tre le mura riuscendo ad entrare nella città. Correvano per le strade, infierivano sui cittadini, si diressero alla Cattedrale dove si era nascosto il Vescovo Pindinelli con altri fedeli che continuavano a pregare. Il Vescovo li accolse col crocifisso in mano, ma fu ucciso. Il capo dell'esercito otrantino, Francesco Zurlo, fu tagliato in due.

Seminavano terrore nella città: violentavano donne, facevano partorire feti immaturi, uccidevano bambini: chiunque veniva a trovarsi a contatto con i turchi non era risparmiato.

Ottocento persone furono prese in prigionia, furono portati sul Colle della Minerva affinché tutto il paese potesse raccogliersi. Il Pashà diede ordine di uccidere chiunque tra questi prigionieri non si convertiva: dovettero ucciderli tutti. Ottocento decapitati iniziando da Primaldo, le cui legende dicono che si mantenne in piedi, senza testa, fino all'uccisione dell'ultimo prigioniero. Persino un turco - da quanto si narra - un certo Berlabei, si convertì al Cristianesimo vedendo come gli otrantini accettavano la morte: fu ucciso anche lui.

Dopo questo straziante atto di crudeltà, i turchi erano in possesso della città, insediando il castello. Finalmente partiva, però, da Re Ferdinando d'Aragona la controffensiva attraverso il figlio Alfonso. Fu coadiuvato da altri conti del nord i quali temevano per le loro terre. Fu aiutato dal Papa, il primo a temere di un probabile arrivo dei turchi a Roma. A Roca ci fu il campo base dell'esercito aragonese pronto a contrattaccare i turchi. Arrivati ad un numero ragionevole (Alfonso chiedeva al padre almeno 25.000) partì la contromossa studiata dall'architetto di guerra Acquaviva che si concluse con la liberazione della città.

Dal 1480 bisogna aspettare un altro secolo per vedere l'impero ottomano distrutto attraverso la Battaglia di Lepanto. Se quest'ultima viene indicata dai libri di storia come la distruzione dell'impero di Maometto, non si può certo dire che la battaglia di Otranto non abbia dato un colpo all'egemonia turca. Credevano che, sbarcando sul Salento sarebbero potuti arrivare a Roma facilmente, ma hanno incontrato, prima, il coraggio degli otrantini che hanno resistito, e poi il coraggio di 800 martiri che hanno scelto la morte per non dare a loro la vittoria.





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14 settembre 2010

Una nuova cittadinanza per i nuovi italiani.

Integrazione? Accoglimento? Respingimenti?
Sono parole che, quando si parla di politica dell'immigrazione, ricorrono spesso poiché si riferiscono a diversi modi di intendere essa.

Ovviamente non si può giocare a "mosca ceca", bisogna prendere la situazione e governarla, senza ricorrere a provvedimenti urgenti per tamponare degli argini ingovernabili.

Bisogna fare i conti con l'integrazione dei "nuovi" cittadini dell'Europa i quali, con tale status, hanno perso quello dell'extra-comunitario. Bisogna fare i conti con i paesi islamici che spingono sempre più verso l'occidente ed insieme ad essi con i paesi dell'Africa occidentale.

Serve a mio avviso una legge che introduce un sistema di governance della situazione. Ecco perché Generazione Italia ha proposto una nuova legge sulla cittadinanza, definita "più breve, ma più difficile". Allo stato attuale la cittadinanza si ottiene dopo 10 anni di soggiorno o se si nasce nel nostro paese. Sono troppi dieci anni? Sono pochi? Vanno bene cinque? A mio avviso non si tratta di un fattore numerico. Non sono i due anni che fanno la differenza, ma deve essere una certa qualità.
Diventare italiani richiede un impegno, non un fattore burocratico.

Dunque quale sistema può essere adottato: si possono ridurre gli anni, ad esempio 7 anni, per poi dare maggiore responsabilità nell'impegno dell'immigrato di acquisire la cittadinanza: un corso di educazione civica (diritti e doveri del nostro ordinamento), un corso con esame di lingua italiana, un corso di geografia e storia.
Non si può nascondere che nei confronti di una spinta sempre maggiore di "nuovi italiani", la c.d. "categoria Balotelli" bisogna creare un sistema non di chiusura per conservare un'identità, con il rischio di estinguere quell'identità proprio perché chiamata a confrontarsi con il resto del mondo, ma di apertura conservando ben saldi quei valori e quelle tradizioni tipicamente "italiane". Una società che riesce ad espandersi allargando i propri "confini" antropologici, ma conservando quelli culturali. Una società che accetta le differenze senza creare diversità. 





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11 settembre 2010

Riparte il sito

Il sito riparte con dei cambiamenti. E' nata, anzitutto, una nuova sezione chiamata "Immagini del Salento" e che contiene degli scatti amatoriali fatti da me e che ritraggono dei luoghi o degli eventi del Salento.
E' una sezione in costante aggiornamento.


Conto anche di far nascere una nuova sezione contenente video.

Cerco anche di pubblicare nuovi documenti - anche istituzionali - per poterli mettere a disposizione di tutti. 

Ho già pubblicato degli articoli tra ieri e oggi: uno che riguarda il caso Colacem di Galatina con il probabile coincenerimento del CDR, l'altro che descrive un po' gli umori e la situazione di questa estate politicamente travagliata.

Il sito, quindi, riparte anche in una nuova veste grafica: affianco potrete leggere delle info su chi sono e nuove foto su delle icone importanti che ho ritenuto opportuno pubblicare a motivo di ciò che hanno rappresentato o che rappresentano.

Per ora ringrazio tutti i visitatori e vi aspetto.

Angelo




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11 settembre 2010

Caso CDR Galatina. Scoppia la polemica

A Galatina è scoppiata la polemica in merito allaprobabile delibera che permetterà un nuovo sfruttamento del territorio a dannodella salute dei cittadini. Il Consiglio Comunale è pronto ad approvare unadelibera-lampo, senza tenere in considerazione gli interessi della città e deicittadini, accettando la richiesta della Colacem di poter coincenerire CDR.

Mentre"il palazzo" si affretta ad approvare la delibera senza opportunistudi specifici sull'impatto ambientale che le sostanze nocive sprigionatecauseranno, i cittadini - però - protestano facendo sorgere dei comitati.

 Ilcircolo di Generazione Italia, con a capo Pierantoniode Matteis, è pronto alla battaglia fuori dal Consiglio Comunale permobilitare i cittadini chiedendo il referendum.

"La possibilità dibruciare CDR - spiega De Matteis -rischia di essere l'ennesima leggerezza commessa dall'amministrazione comunaleai danni della Città e, soprattutto, del suo futuro. Una leggerezza che, se nondovesse incontrare adeguata opposizione in consiglio comunale, sarà ostacolatacon ogni mezzo fuori dalle sedi istituzionali e dagli stessi cittadini.

Galatina e i paesi limitrofi presentano dellestatistiche già molto preoccupanti in tema di malattie “da inquinamento” e,anche per questa ragione, non riteniamo si possa aggiungere un ulterioreelemento di preoccupazione per il nostro territorio già sottoposto a diversifattori di rischio (dai fumi di Cerano a quelli dell'Ilva). Il principio dellaprecauzione, sancito dall'Europa, dovrebbe far riflettere molto attentamenteogni singolo consigliere comunale di maggioranza e di opposizione prima diesprimere il proprio voto in merito. Ma se ciò non avvenisse, saranno gli stessicittadini ad opporsi a tale atto attraverso la costituzione di comitatispontanei e trasversali per sensibilizzare la Città tutta sui rischi allasalute che potrebbero derivare da una simile scelta."

 La posizione, quindi, di Generazione Italia è di precauzionecirca il possibile inquinamento che potrebbe sorgere. Non solo Galatina, matutto il Salento è martoriato da fumi invisibili che formano una"kappa" sulla testa dei cittadini dai quali vengono sprigionate dellesostanze che finiscono nei nostri pasti. E conosciamo tutta la questioneambientale salentina: dall'Ilva a Cerano alla Copersalento e ai vari impianti abiomasse che vorrebbero sorgere. 

 "Generazione Italia -conclude l'esponente - si dichiara sin d'ora disponibile a collaborare con i comitatidi cittadini che si attiveranno subito dopo l'approvazione della delibera chepermetterà alla Colacem di bruciare CDR e con essi si farà promotrice di unreferendum popolare per abrogare tale delibera."




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10 settembre 2010

Il punto della situazione. La calda estate della politica

Abbiamo vissuto, politicamente parlando, un'estate piuttosto movimentata. Un governo in stallo perché parte della sua maggioranza l'ha messo in discussione e sono venuti meno quei numeri che garantivano una buona governabilità. 

Quando è nato, nel 2008, pensavamo tutti che sarebbe stato un governo forte,coraggioso per i numeri di cui disponeva perciò riformatore. Ma, ahimè, a metàlegislatura, non solo la forza è venuta meno, ma non si vedono nemmeno quelleriforme tanto sperate.

Dunque cosa è successo? E’ successo che una parte del PDL(non solo ex AN) ha deciso di mettere sul tavolo alcune questioni interne alpartito e al governo. Si chiede che il PDL sia pluralista e “presente”. Presentesui temi, presente sul territorio, presente sulle questioni da affrontare. Ungrande partito di massa, che ha sfiorato il 40% e che mira al 50, non puòpermettersi di essere rinchiuso in una leadership carismatica e imperante taleda escludere le altre posizioni; non puà permettersi di farsi dire dall'alleato (da Bossi) i temi da trattare e le proposte per poi discutere, ma egli deve proporre delle bozze su cui gli altri discutere. Forza Italia era nata per Berlusconi e daBerluconi, e intorno a lui ruotava; il PDL aveva con sé diverse culture esensibilità e non poteva permettersi di essere un partito “di plastica” proprionel momento in cui ha la possibilità di cambiare le cose attraverso il governodel Paese.

C’è stato, dunque, Fini che ha posto dei problemi. Hachiesto maggiore pluralismo, ha chiesto scelte di governo condivise, ha chiestodi non essere ostaggi della Lega, ha chiesto maggiori sensibilità riguardoalcune questioni (giustizia, legalità, federalismo). L’ha chiesto dopo leelezioni regionali, vinte dal PDL, proprio per non sembrare strumentale eopportunista.
La risposta è stata la “cacciata” di quella che era l’ala “finiana” nel PDL.Altri sono rimasti nel partito in attesa di fare il passo decisivo, ma quel checonta è che i vecchi colonnelli, ormai ottenuti posti importanti grazie a Fini,sono rimasti con Berlusconi.
Fini ha costituito i gruppi autonomi alla Camera e al Senato, attraverso 45parlamentari che lo hanno seguito. Inoltre ha costituito una rete diassociazioni tra cui Generazione Italia con i circoli sul territorio (tra cuiquello di Melendugno), l’associazione degli Amici del Secolo, Fare Futuro e ilcostituendo partito di Futuro e Libertà per l’Italia.

Dall’altra parte sono partiti gli attacchi. Storace, che erauscito da AN perché Fini troppo in ostaggio di Berlusconi, si è riscoperto berlusconianodoc. Santanché, che era quella che andava fiera di non essersi candidata conBerlusconi perché non gliel’ha data, si è riscoperta sottosegretaria delgoverno. Sono partiti i tiri mancini con i giornali di famiglia che, in 40giorni d’estate, hanno intitolato 39 prime pagine contro Fini. Vi verrà unacuriosità: e la restante a chi l’hanno intitolata? A nessuno: era il giorno dichiusura delle redazioni per ferragosto.
La campagna mediatica anti-Fini premeva sulla faccenda della casa di Monaco sucui la magistratura ha aperto un’inchiesta contro ignoti a seguito della denunciadi esponenti politici. Bisogna solo attendere una rogatoria internazionaleaffinché si possa chiarire se Fini ha sbagliato o se Feltri è un cretinodiffamatore.

Intanto Bossi cerca di logorare Berlusconi approfittandodello strappo di Fini per andare alle elezioni e aumentare parlamentari eMinistri (e magari imporre il Premier). Elezioni che, tra l’altro, le hastoppate Berlusconi il quale sa che in tal caso sarebbe una sconfitta per lui esi rischierebbe l’ingovernabilità.
Fini, tra l’altro, dopo il discorso di Mirabello in cui ha fornito un quadrochiaro su ciò che è il suo programma politico, ha guadagnato ancora consensi.Anzi, si sa, ogni volta che Fini esce in pubblico guadagna consensi e questo losanno anche gli ex colonnelli i quali si logoravano a vicenda per ottenerequesta o quella federazione e tutti sfruttavano Fini perché senza di lui nonerano nulla.

Si va avanti, quindi, con il programma finiano, e cioèattenzione verso la giustizia e per le riforme strutturali. 




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12 giugno 2010

Disegno di legge sulle intercettazioni: è un buon testo

In questi giorni tutti i talk show televisivi e i giornaliitaliani hanno trattato il tema delle intercettazioni. E’ da un po’ che se neparla, tra proposte troppo “limitative” da parte della maggioranza e toni apocalittici assunti dalla minoranza. Il tema delle intercettazioni èscottante, poiché è uno di quegli strumenti su cui, negli ultimi anni, si èdibattuto a lungo per essere stato usato in maniera distorta.
Quando si parla di regolamentazione delle intercettazioni, non si deve perforza credere che si stia vietando questo strumento, che rimane un importantemezzo di indagine. La maggioranza, attraverso anche un dibattito difficile eserrato all’interno del PDL tra la l’area berlusconiana e quella finiana, hacercato di mettere un argine all’abuso di questo strumento. Tutti abbiamo vistoche, da anni, sui maggiori giornali italiani finiscono delle conversazionitelefoniche fatte privatamente, su cui spesso nemmeno c’è un’indagine in corso,e che svestono la persona dal diritto di riservatezza che la Costituzione legarantisce.

E proprio su questo punto il d.l., appena approvato in unramo del nostro Parlamento, interviene vietando la pubblicazione per intero,per riassunto e nel contenuto del verbale della conversazione intercettata fino“all’udienza preliminare”, cioè per tutta la fase istruttoria dell’indaginepoiché essa è “solo” una fase di raccolta delle prove del reato e dellacolpevolezza. In tale fase vi è presente la figura del GIP, ruolo di garanziaper il cittadino e che garantisce il diritto alla difesa di quest’ultimo. Atermine di questa fase vi è un’udienza preliminare in cui si decide se vi sonoprove per mandare l’indagato sotto processo, oppure no. Ovvio, quindi, che intale fase non si possono pubblicare elementi su cui il giudice ancora non si èespresso sulla validità e fondatezza. Dopo l’udienza preliminare, dunque, sel’indagato viene rinviato a giudizio perchè il GIP ha valutato materialeprobatorio a sufficienza, data anche la pubblicità dei lavori processuali, èpossibile pubblicare il contenuto degli atti, e quindi delle intercettazioni. Perché,allora, scandalizzarsi se viene detto che, pubblicare le conversazioni privatedi un cittadino sottoposto ad indagine su cui ancora non si è espresso ungiudice, è una violazione del diritto alla riservatezza. Quante volte, dopoaver pubblicato conversazioni di qualsiasi tipo, non si è arrivato nemmeno alprocesso poiché l’indagine si è chiusa con un’archiviazione o un “non luogo aprocedere”?

Oltre a non poter pubblicare le intercettazioni finoall’udienza preliminare, non è possibile pubblicare nemmeno il contenuto degliatti di misura cautelare fino a quando non saranno a conoscenza dell’interessatoe del difensore. Quante volte sui giornali sono uscite notizie di indagineprima ancora che lo sapessero gli indagati? E’ normale, in uno stato didiritto, che una persona sottoposta ad indagine, debba conoscere la suaposizione dai giornali?

Non ci sono “pene” per i giornalisti, ci sono solo dellesanzioni pecuniarie agli editori, che non è la chiusura del giornale, comeaccusa qualcuno e come pure voleva addirittura D’Alema quando era lui oggettodi abusi giornalistici.

C’è poi il tema dell’iterprocedendi per le intercettazioni.
C’è da dire che, ad oggi, le intercettazioni sono autorizzate dal GIP, surichiesta del PM, per 15 giorni con decreto reiterabile per ulteriori 15 giorninel caso si ritenga che la prosecuzione dello strumento è utile al fine ditrovare una prova del reato o evitare la commissione dello stesso. Se verràapprovato il d.l. le intercettazioni saranno autorizzate, da parte di uncollegio del tribunale distrettuale del territorio competente, per 30 giorni,con decreto reiterabile per ulteriori 15 giorni, poi altri 15 e poi ulteriori15 nel caso lo strumento sia utile per trovare una prova del reato o evitare lacommissione dello stesso.
Quindi si passa dai 30 giorni ai 75, in teoria, perché in pratica nulla vietache, scaduti i termini dei 75 giorni, il PM faccia una nuova richiesta e, se fondata,il collegio autorizzi di nuovo l’inizio delle intercettazioni, esattamente comeavviene oggi.

Non cambiano nemmeno i presupposti per disporredell’intercettazione: oggi si richiedono i GRAVI INDIZI DEL REATO, attraversol’art.  267 codice procedura penale,esattamente come contiene il d.l. . Solo che, per reati di mafia e terrorismo,diversamente dall’attuale legislazione, basteranno i SUFFICIENTI INDIZI DIREATO.

Non cambia nulla nemmeno per quanto riguarda i reati per iquali si può disporre di intercettazione: sono esattamente gli stessi di quelliche l’attuale codice ammette.

Anche nei casi di urgenza il PM potrà agire, salvo poichiedere l’autorizzazione al collegio del tribunale entro 3 giorni, adifferenza di oggi che l’autorizzazione va chiesta entro le 24 ore.

Come si vede, nessun divieto all’uso delle intercettazioni“legittimo”, ciò che è vietato (e lo è anche con l’attuale codice proc. Penale)è l’intercettazione “a strascico”, cioè quelle non autorizzate che vengono,poi, usate come notizia criminis, lequali rappresentano gli "abusi" di questo strumento

Sarà una legge che finalmente porrà un limite agli abusi, egarantirà quella riservatezza che spesso è stata violata, da questo o quelgiornale, che ha pubblicato conversazioni telefoniche oggetto di diritto allaprivacy e alla segretezza che la Costituzione pone a tutela dei cittadini.




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16 novembre 2009

Processo breve

Diritto di ogni cittadino

In questi giorni è tornata in primo piano la discussione sulla giustizia in riferimento al c.d. processo breve.
Premetto che mi è stato impossibile visualizzare personalmente il testo del progetto di legge poiché sul sito del Senato non è stato pubblicato il testo, ma solo l’iter che ha iniziato a fare proprio l’altro giorno.
Come al solito l’opposizione si è chiusa e ha negato qualsiasi confronto, qualsiasi dialogo per migliorare, se c’è da migliorare, la proposta. Si grida allo scandalo, salvo poi contraddirsi quando si scopre che l’On. Finocchiaro tre anni fa aveva presentato una proposta di legge simile, quasi identica perfino sugli anni del giudizio e sui reati a cui si applicava.
Da quello che i media riportano, si tratta di una proposta di legge che consente di definire chiaramente cosa significa per “tempi ragionevoli della giustizia”, quel famoso articolo della Costituzione che indica come diritto per un cittadino essere giudicato in tempi –appunto- ragionevoli, quindi veloci.
Talvolta tempi ragionevoli significano 6 – 8 anni per un solo giudizio.
I magistrati, una parte, contestano… Forse vogliono continuare ad avere quel libero arbitrio che da sempre li caratterizza, forse perché non vogliono iniziare a sottoporsi anch’essi alla legge, proprio come dice il brocardo che è impresso in ogni tribunale “la legge è uguale per tutti”, infatti anche per i magistrati, che quando sbagliano devono pagare.
La legge, qualora dovesse essere approvata, fisserò a due anni ogni grado di giudizio, quindi sei in tutto, per i reati puniti con pena non superiore a 10 anni, lasciando esclusi i reati per mafia, terrorismo e violenza.
Se consideriamo il fatto che la legge sul processo breve fissa il termine di due anni “per il solo processo”, e quindi per la fase del dibattimento, e considerando che prima di arrivare al dibattimento il pm impiega un anno, anche due, per la fase delle indagini preliminari, possiamo ben capire che da quando una persona viene indagata, quindi “incappa” nelle reti della giustizia, potrebbero passare otto anni prima del giudizio. Immaginiamo una persona innocente che viene sottoposta ad indagine preliminare: potrebbe aspettare otto anni prima di vedersi riconosciuta la sua estraneità rispetto ad un reato la cui pena sarebbe massimo di dieci. Quindi possiamo ben capire che ci può essere un innocente che subisce il calvario per otto lunghi anni prima di vedersi riconosciuta la sua estraneità ai fatti rispetto un reato che ne prevede massimo dieci come pena.
Io, in linea di massima, sono a favore di questo progetto. L’unico dubbio che mi pongo è riguardo alla prescrizione breve, cosa ben diversa dal processo breve. Io sono orientato a fare una legge che imponga ai magistrati due anni per ogni grado di giudizio entro cui emettere la sentenza. Scaduti i quali ci saranno sanzioni agli stessi magistrati. E’ impensabile tenere un cittadino per anni e anni “appeso” sui fili della giustizia per inerzia dei magistrati, e sulla graticola della pubblica opinione. Non mi pongo solo la questione di avere “una giustizia veloce” per chi è colpevole, ma mi pongo soprattutto la veloce verità per chi è innocente.
Anche i magistrati, quindi, devono essere sottoposti alla legge, come tutti i cittadini. E la legge è fatta dal Parlamento, organo distinto a distante dalla magistratura.
Il processo breve è un diritto che non deve essere negato ai cittadini.




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6 novembre 2009

Cristianofobia al potere

La corte Europea sceglie Barabba. Via Gesù, come nel 33 d.C.

Ieri la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato la rimozione dei crocifissi dalle scuole perché, a suo dire, lede la libertà religiosa dei singoli.
Inquadriamo la situazione. La Corte Europea dei diritti dell’Uomo è un organo burocratico, e non politico né elettivo, poiché viene nominato e non gode della sovranità popolare. La Corte Europea dei diritti dell’Uomo si trova a Bruxelles ed è deputata a controllare affinché ai singoli non vengano negati i diritti vigenti all’interno della UE. Detto questo, bisogna dire che tutti gli organi chiamati ad avere importanza simile e ad incidere sui comportamenti di uno Stato o di una persona, subiscono un “sindrome si onnipotenza”.
Il problema che la UE in tutti questi anni (è nata nel 1950) ha sviluppato è proprio quello del distacco dai cittadini. I cittadini dell’Europa si sentono facenti parte dell’Europa fisica, ma non riescono ad entrare nella logica dell’Europa politica, quella che una volta era la CECA, poi CEE e poi UE. I cittadini vedono l’Europa come un’ulteriore burocrazia che detta leggi, che detta disposizioni, vincoli e gestisce finanziamenti.
Tutto questo perché l’Europa attuale è ben lontana da quella che era nell’animo di Schuman e di altri grandi europeisti degli anni ’50. L’idea era quella di creare l’Europa dei Popoli; popoli perché, appunto, impensabile creare un organismo capace di racchiudere e far convivere con gli stessi usi e costumi, popoli quali l’irlandese e l’inglese, con quello spagnolo e italiano.
Dunque questa sentenza dice che negare il crocifisso nelle scuole è segno di libertà religiosa. In effetti in uno Stato laico, qual è quello italiano, la libertà religiosa viene tutelata, ma spesso si confonde lo Stato laico con lo Stato ateo, capace di mettere in atto un ateismo totalitario e di ripugnare qualsiasi espressione religiosa.
Uno Stato laico è quello che non viene governato dalla religione; è quello che lascia libera religione al popolo, senza negare quella che è la tradizione e l’espressione della maggioranza. Nel momento in cui lo Stato, per una minoranza di persone che non sono di una determinata religione, nega l’espressione religiosa a tutto il resto del popolo, non è più laico, ma è ateo. La religione non dovrebbe essere imposta, ma nemmeno negata quando una maggioranza la riconosce, almeno per tradizione.
Io mi chiedo cosa pensa “la famiglia media italiana”. Essa penserà: noi che abbiamo difficoltà a concepire le coppie omosessuali quali nucleo familiare, noi che abbiamo difficoltà a concepire l’adozione dei bambini da parte di coppie gay, noi che abbiamo difficoltà a concepire l’esibizione di transessuali in televisioni quali fossero “le nuove vallette crea-audience”, noi che abbiamo qualche dubbio sul fatto che la vita possa essere interrotta, noi che abbiamo dubbi sul fatto che i bambini possano essere fatti in laboratorio anziché nel letto, noi che per tradizione abbiamo sempre avuto l’insegnamento della religione cattolica e che, almeno per tradizione, siamo cristiani e abbiamo sempre rispettato il Cristo in croce nei locali pubblici e noi che abbiamo dubbi che i burocrati di Bruxelles possano dirci come educare i figli nostri, dobbiamo sentirci stranieri a casa nostra??
L’Europa non può confondere la creazione di un continente forte, di un’Europa dei popoli e l’eliminazione delle barriere tra Stati, con l’eliminazione delle tradizioni all’interno degli Stati e il rispetto della sovranità statale!
Se continueremo su questo cammino, si arriverà verso la negazione delle via crucis, delle processioni per i Santi Patroni, delle messe eucaristiche all’aperto e di qualsiasi manifestazione religiosa in luoghi pubblici. Si parla del rispetto della minoranza, ma non si fa un minimo accenno al rispetto della maggioranza. Perché quando la maggioranza, per rispettare la minoranza, deve sentirsi “scomoda”, va in bestia e si finisce nell’odio delle minoranze stesse!!!
Non si auspica l’odio delle minoranze, ma si auspica che la maggioranze vengano rispettate.
Il Cristianesimo non è stato abbattuto dall’illuminismo, nemmeno dal comunismo, né dal ’68, vive e si sviluppa da oltre 2000 anni e non saranno dei burocrati lontani 4000 km dal confine ad abbatterlo.
Altrimenti saremo si schierati dalla parte del fondamentalismo… Ma quel fondamentalismo che non colonizza, ma che difende (come voleva “l’omino” che crea tanto fastidio).





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15 ottobre 2009

Bocciata l'omofobia

Si rischiava la discriminazione degli eterosessuali

Si è appena concluso il dibattito circa l’introduzione dell’omofobia, cioè l’introduzione di una norma che punisce chi discrimina l’orientamento omosessuale di un’altra persona, appassionando la stampa italiana per qualche giorno.
Il progetto di legge presentato da Concia e Di Pietro prevedeva un solo articolo:

“All'articolo 61 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente numero:
           «11-quater) l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».

Il progetto di legge è stato respinto dalla Camera nella questione di pregiudizialità e perciò non è arrivano nemmeno al dibattimento in aula.
Quindi prevedeva, in altri termini, l’introduzione di un aggravante della pena se i delitti sono causati da discriminazioni in ordine all’orientamento sessuale della vittima (o delle vittime).
L’alto commissariato dell’ONU ha detto che l’Italia, respingendo il progetto di legge, è tornata indietro.
Io credo, invece, che dietro la non approvazione del testo ci siano altri motivi.
Anzi tutto c’è da dire che con questa legge non si creava una tutela penale che prima mancava, ma semplicemente un aggravante – appunto – rispetto ai delitti generici. Quindi non era un nuovo reato, ma un reato specifico. Non è che, respingendo l’omofobia, chi uccide un omosessuale rimane impunito, ma semplicemente viene punito col normale reato di omicidio.
Inoltre sappiamo tutti che, eventualmente a discrezione del giudice, vi è la possibilità di aggiungere un aggravante alla pena per “motivi abietti” ex art. 110 c.p., il quale ben può essere applicato quando una persona uccide un’altra solo perché “è gay”, visto che esso è un motivo, appunto, abietto.
Poi c’è da dire, inoltre, che se valutato sotto il profilo del pari trattamento, emergono delle disparità rispetto ad altri fenomeni contro cui l’ordinamento ha agito in diverso modo.
Se noi facciamo l’esempio della violenza sulle donne, l’ordinamento non ha agito contro questo fenomeno introducendo una reato di violenza sulle donne, ma ha agito col semplice reato di violenza sessuale: infatti la normativa ha introdotto un reato che punisce il reo sia se è un uomo ad agire con violenza contro la donna, sia se è la donna che agisce con violenza contro l’uomo, non dando distinzione in ordine al sesso, proprio come dice l’art. 3 della Costituzione.
Quindi, con questo testo, avremmo avuto un delitto contro un gay punito in maniera più pesante di quello contro una donna; e questo non per dire che è lecito usare violenza contro i gay, non sia mai. Il fatto è che, se bisogna considerare “il problema sociale”, credo sia più importante il fenomeno di violenza sulle donne anche perché più diffuso. Inoltre si aggiunge il fatto che, mentre la donna è soggetto indifeso per natura, l’essere gay è una libertà e non dà motivo di considerarsi “posizione debole”.

Ma ci sono anche altri significati ancora più incisivi. Infatti con l’aggravante dell’agire per discriminazioni in ordine a orientamenti sessuali perfino contro la libertà morale, si porrebbe un limite anche al genitore nel suo esercizio della potestà sul figlio, poiché veniva riconosciuto il fatto che non si può addurre la motivazione da parte del padre che ha agito per distogliere il figlio da comportamenti omosessuali . Quindi, di fatto, il genitore non può fare nulla contro il figlio omosessuale, nemmeno cercare di aiutarlo.
Inoltre non c’è da dimenticare che l’essere gay deve essere un diritto riconosciuto dall’ordinamento – e come tale lo è -  e deve essere una libertà, che significa non interferenza della legge – e come tale lo è. Ma non può essere una prerogativa fonte di un trattamento diverso.
Con l’aggravante che si voleva introdurre si rischiava di dare una forte distinzione tra omosessualità ed eterosessualità tutelando maggiormente, e perciò facendo passare per “normale”, un comportamento che, almeno dal punto di vista biologico non è.





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12 ottobre 2009

Melendugno e rifiuti

La raccolta (semi)differenziata

A Melendugno, dal primo di ottobre, si è passati ad un nuovo sistema di consegna/raccolta della spazzatura in virtù di un nuovo accordo stipulato tra Comune e ditta appaltatrice del servizio di nettezza.

Si è passati dai classici cassonetti pubblici ai cassonetti privati. Ognuno ha a casa 4 tipi di cassonetti, ognuno per un tipo di rifiuti, i quali vengono depositati sul marciapiede nei giorni prefissati da calendario.
E' la classica raccolta differenziata c.d. spinta, poichè gli addetti al servizio non ritirano la spazzatura nè se vengono consegnati rifiuti diversi da quelli che in quel determinato giorno bisognava consegnare, nè se in un cassonetto ci sono diversi rifiuti differenziabili di diverso tipo.

I cassonetti che ogni famiglia ha sono:
- per la raccolta della carta e del cartone;
- per la raccolta della plastica e dell'alluminio;
- per la raccolta del vetro;
- per la raccolta dell'umido e degli RSU non differenziabili.

Se osserviamo, però, notiamo che la raccolta è semi-differenziata. Infatti le famiglie sono costrette a consegnare l'umido e i RSU non differenziabili unitamente, senza distinzioni, il che non concorre a creare un buon servizio di raccolta e smaltimento.
Le famiglie sono obbligate a differenziare persino la carta dalla plastica (cosa che in moltissimi comuni non c'è più, poichè sono rifiuti "secchi" facilmente separabili durante lo smaltimento) e poi non vengono indotte a differenziare l'umido dagli altri rifiuti indifferenziali. L'umido, infatti, contribuisce ad aumentare di molto la percentuale della differenziata (poichè è la parte pesante tra i rifiuti), ma non solo. Infatti se i rifiuti generici non differenziabili sono considerati rifiuti non riciclabili, l'umido, invece, conosce un altro tipo di smaltimento, poichè nei compost possono essere trasformati in fertilizzanti per il terreno.

Insomma, come al solito si cerca di afferrare il passero lasciando scappare le tigri.
Ma non è tutto: infatti se il nuovo servizio propone un sistema nuovo, ma che sostanzialmente non produce una differenziata tout court, i contribuenti melendugnesi riceveranno anche un bel "prelievo" dal loro portafoglio abbastanza "corposo". Infatti la TARSU (tassa rifiuti soliti urbani) è aumentata del 35% col nuovo servizio.
Ma come? Molti si chiedono: ma la differenziata non dovrebbe far risparmiare?
Così che, adesso, abbiamo un melendugnese virtuoso in termini di raccolta differenziata, ma che riceve una "mazzata" come ricompensa!! Esattamente al contrario di tutte le regole ragionevoli, e cioè: tu sei virtuoso e io ti riconosco un premio, in questo caso lo sgravio fiscale.
Inoltre c'è da dire che, con la differenziata, per la ditta appaltatrice i costi di smaltimento si riducono. Non solo perchè non deve smaltire rifiuti "tal quali" e quindi ha la possibilità di rivendersi il prodotto del riciclo, ma anche in termini di personale la ditta dovrà assumere di meno dal momento che i rifiuti arrivano già divisi.

Non ci resta che vedere questo nuovo sistema...




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2 ottobre 2009

Contro la tassa Santoro

Ma la costituzionalità dov'è?

Al di là del fatto se è giusto o meno invitare escort di lusso presso il servizio pubblico, se è giusto o meno fare presso un servizio pubblico una trasmissione in cui si guarda dal buco della serratura, quasi come alcuni paparazzi, per vedere cosa fa questo o quel politico sotto le lenzuola, se è giusto fare programmi interamente incentrati ad una propaganda contro un personaggio politico, credo che sia ingiusto andare a pagare un canone (?) RAI.

E non perchè non voglio che con i miei soldi vengano mantenuti alcuni personaggi come Santoro, Travaglio, Annunziata e che vengano invitati personaggi come la D'addario ecc ecc. Non perchè non voglio che Santoro, con i nostri soldi, faccia propaganda contro Berlusconi e poi, una volta querelato, la RAI paga, sempre con i nostri soldi, risarcimenti grossi, come successe nel 2000 quando il giornalista ex parlamentare europeo dei DS infangò un'associazione vicina alla Lega Nord di razzismo. L'associazione ricorse al tribunale e ottenne un risarcimento di 30.000 euro (sempre soldi nostri).

Il mio ragionamento è strettamente legato alla legittimità e opportunità di un canone RAI, o meglio tassa Santoro.
Lo chiamano canone RAI, ma canone non è dal momento che non vi è un pagamento al consumo, ma c'è un pagamento anticipato e perfino presunto.
C'è, quindi, un tributo da pagare prima che si riceva un servizio e senza certezza sull'utilizzo. Quindi è un tassa? Si, ma la capacità contributiva di cui all'art. 56 della Cost. dov'è?
La tassa è di 107 euro annui, sia per chi guadagna 500 euro, sia per chi ne guadagna 2000.
Ma al di là della capacità contributiva, c'è da dire che è un tributo con presunzione di utilizzo del servizio: cioè basta che una persona abbia un televisore in grado di ricevere il servizio pubblico e AUTOMATICAMENTE deve pagare il servizio. E in un sistema come quello attuale, in cui la TV non è in monopolio, ma ci sono diverse emittenti, è anti-costituzionale pagare un servizio senza la certezza sull'utilizzo. Io posso anche avere un televisore che riesce a collegarsi alla RAI, ma chi dice che non lo utilizzi per guardare Mediaset, o delle reti locali? E chi lo dice che io non utilizzi la TV per guardare SKY?

Insomma, in un sistema di concorrenza, io "aiuto" il servizio pubblico a "campare" sia se lo guardo una volta al giorno, sia se una volta l'anno.
E che servizio pubblico poi!! Con Santoro stile paparazzo che invita escort da lusso per arrivare alla conclusione che Berlusconi deve dimettersi, ma lui, ovviamente, continua a lavorare... e ovviamente con i soldi nostri.




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21 settembre 2009

21 settembre 2009

Lutto nazionale




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18 settembre 2009

Ancora caso Eluana

In dubbio pro morte

Il Tar del lazio, con sentenza nr 8560/09, annullando l'ordinanza Sacconti che disponeva il divieto di interrompere alimentazione ed idratazione nei pazienti non coscienti, conferma la "cultura di morte" che regna le decisioni e gli orientamenti dei giudici, che siano amministrativi o di giurisdizione ordinaria.

E' la conferma che l'ideologia post-sessantottina regna ancora e si è infiltrata nei poteri forti dello Stato. L'ideologia è quella che è per la morte, anziché per la vita...
Nella sentenza si legge "I pazienti in stato vegetativo permanente che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti".

"[il paziente n.d.r. ] vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi".

Nella sentenza c'è una contraddizione, là dove ammette che ai pazienti non in grado di potersi esprimere può essere ricostruità la loro volontà, ma subito dopo dice che solo ad egli spetta la decisione di sottoporsi ad una terapia. Delle due l'una, o il paziente non può esprimersi e quindi non può decidere visto che spetta solo "a lui", oppure non spetta solo "a lui" e possono esprimersi i parenti "ricostruendo" (con se, ma, forse) la sua volontà.

Insomma il tar conferma che esiste una cultura di morte che, sfruttando la laicità dello Stato, riesce ad infiltrarsi cercando di dissuadere da quel comune sentimento che lega le azioni umane alla natura e allo spirito. Da sempre si cerca si materializzare tutto e spostare qualsiasi legame con la spiritualità, anche a costo della vita, anche con la forzatura normativa: "io sono laico, la scienza mi deve fornire un mezzo per riprodurre un'azione naturale artificialmente, lo Stato deve consentirmelo, e se non lo consente è un regime, e se ci vuole chiedo aiuto alla magistratura".

Il Tar del Lazio, quindi, sconfessa un'ordinanza (e non la legge come sostiene "La Repubblica", visto che ancora non è diventato Corte Costituzionale), ma ben presto il Parlamento colmerà il vuoto legislativo, lasciando poco spazio a chi, come un carro armato, solo perchè indossa una toga, arrocandosi il diritto di violare la legge, introduce un principio di diritto, un nuovo principio di diritto che ribalta una massima penale. Da sempre nel diritto penale il brocardo latino recita "in dubbio pro reo", la nuova massima in tema di diritto alla vita recita "in dubbio pro morte": nel caso in cui una persona è gravemente disabile e i suoi genitori presumono, da dichiarazioni fatte in perfetto stato di salute, che essa vuole morire, i medici possono sospendere l'alimentazione e l'idratazione, seppur con dubbi costanti




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10 settembre 2009

La RU486 diventa farmaco italiano

Viene commercializzata la pillola "pesticida"
Di Angelo Petrachi
[Articolo pubblicato su "Il salentino" del 10 settembre 2009]

Qualche giorno fa abbiamo appreso che l’Agenzia del Farmaco ha autorizzato il commercio in Italia della RU486, conosciuta meglio come “la pillola abortiva”, un micidiale farmaco capace di uccidere un feto “in un bicchier d’acqua”.
La “pillola” dell’aborto fai-da-te ha un inventore, un tal Etienne Baulieu che precedentemente si era espresso sul fatto che in Italia ritardava la procedura di commercializzazione del farmaco lamentando che si è ancorati – a parer suo -  a una discussione ormai archiviata da un decennio. Baulieu dice che la pillola rappresenta la praticità, l’aborto in totale privacy, è sicura e indolore. Ma a chi “vuol darla da bere”?
Anzi tutto “discussione” significa indagine, approfondimento riguardo una pratica che desta preoccupazioni. Non si capisce come mai per il Dott. Baulieu l’Italia avrebbe dovuto commercializzare la pillola già da un decennio al pari con gli Stati Uniti.
Inoltre c’è da dire un bel po’ di cose sulla RU486…
Come sostiene Baulieu e qualche frangia rivoluzionaria, liberticida e femminista (o, meglio, anti-femminista), meglio conosciuti come i vecchi “rottami” del sessantotto, la RU486 rappresenta l’aborto nella privacy e segretezza… Tanto segreto - l’aborto - che la donna non sa quando avviene l’espulsione del feto, se dopo un giorno, dopo una settimana o dopo un mese, o se in casa, o in mezzo alla strada, o in auto, o nel supermercato, con evidenti disagi annessi.
Inoltre, sempre secondo questi rottami del sessantotto, la pillola è indolore e sicura, tant’è vero che nascondono le 29 morti accertate in tutto il mondo (dal conteggio è esclusa l’Africa poiché non si hanno le stime) e nascondono l’8-10% dei casi in cui la pillola non funziona e la donna deve subire il raschiamento dell’utero. Nascondono poi i casi di dolori insopportabili da calmare solo con l’effetto della morfina e i casi di donne salvate “in calcio d’angolo” trovate mezze dissanguate in casa.
Sempre secondo queste frange liberticide e presunte femministe, la RU486 in Italia si affianca alla l.194 per dare possibilità alla donna o di scegliere le strutture pubbliche con aborto chirurgico, o la soluzione fai-da-te. Ma in realtà la RU486 va nella direzione opposta rispetto alla 194/1978, visto che la legge, agli art. 2, 4 e 5, affida l’interruzione della gravidanza alle strutture pubbliche e previa consultazione col medico. Tra l’altro elude un principio fondamentale della 194/78, e cioè il supporto medico “in ogni fase dell’aborto”, soprattutto nella fase più importante e cioè nell’espulsione del feto, in cui la donna la si lascia sola nel dolore di veder morto ciò che sarebbe dovuto essere suo figlio. Questo non è un trauma forte e, se vogliamo, irreparabile? Non sono pochi i casi di donne che hanno riconosciuto l’embrione umano espulso e hanno subito incubi, visioni e continui ripensamenti morali.
Qui non è in gioco una “libertà” concessa o meno alle donne circa una propria autodeterminazione a concedersi l’aborto facile, ma è in gioco una civiltà. La civiltà di chi crede che la vita del feto è pur sempre una vita; la civiltà di chi non crede che la vita del feto possa essere fermata… La civiltà di chi sostiene che la RU486 è un farmaco “feticida” con effetti collaterali negativi, soprattutto in termini psicologici post-uso. Di chi crede che la vita non possa essere fermata “col bicchier d’acqua”. La civiltà di chi crede che la femminilità viene perduta (e non acquistata) con la RU486.
Ma la commercializzazione della RU486 non è la vittoria della medicina o farmacologia, ma è la vittoria di un’ideologia che da sempre cerca di imporsi. L’ideologia che vuole rompere l’indissolubile rapporto tra natura e vita umana, che vuole tagliare qualsiasi legame tra l’uomo e la volontà divina e soprattutto vuole la vittoria dell’azione umana sull’azione naturale, andando a controllare, poter fermare ed eliminare delle pratiche che da quando esiste l’uomo sulla terra sono concepite come “naturali”.
La pillola abortiva pone una nuova casella, la casella della libertà di uccidere “in forma privata e autonoma”… Se si traccia l’andamento di ciò che, sui temi etici, l’Italia ha subito da 40 anni a questa parte, si nota come la vita umana sia diventata un giocattolo, non in mano propria, ma addirittura in mano altrui. Questo avviene quando in un paese mancano condotte morali e precisi riferimenti di carattere etico. E’ la conseguenza della società consumistica che ha dato “valore” al materialismo sacrificando lo spiritualismo. Le cose “materiali” valgono più dei sentimenti, dei valori, dello spirito. Con il materialismo anche la vita umana diventa “una materia”, un semplice giocattolo da azionare o meno o da disinnescare o meno a seconda delle intenzioni.
Rimane la speranza che non si privi il Parlamento della discussione sul farmaco… E’ vero che il Parlamento non è competente circa l’uso di un farmaco o meno, ma in questo caso non si tratta di una medicina innovativa capace di salvare migliaia di persone, ma si tratta di un “feticida”, capace di uccidere un feto “in un bicchier d’acqua”.
Non rimane che sperare anche nel buon senso delle donne nell’affidarsi, nei casi estremi, a strutture pubbliche qualificate anziché preferire l’aborto fai-da-te, visto che i farmaci servono per guarire e non per uccidere.




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4 settembre 2009

E settembre arrivò

Fatti e misfatti dell'estate trascorsa.

Cari amici è passata l'estate e si ritorna alla quotidiana vita invernale e tra i mille impegni cerco di occuparmi di questo sito. In questi mesi di acqua sotto i ponti ne è passata e i giornali ci hanno appassionato di tante vicende, scandali, reportage...

Abbiamo sentito parlare dello scandalo barese sulla sanità... Accordi tra imprenditori e politici per gli appalti pubblici, per le convenzioni degli istituti privati... Vendola, nel tentativo di salvare il suo nome e il suo onore, ha "cacciato" dalla giunta alcuni assessori tra cui anche il suo vice-presidente Frisullo, solo perchè si vociferava di un suo possibile coinvolgimento nelle indagini. Del resto le indagini sono partite indagando sull'assessore Tedesco il quale aveva un conflitto d'interessi non visibile solo a chi non voleva vederlo.

Abbiamo poi ascoltato la tremenda decisione dell'Agenzia del Farmaco nel concedere la vendita in Italia della pillola abortiva, denominata RU486.
Sul tema mi riservo di preparare un articolo al più presto, vista la delicatezza.

Ci sta appassionando, in questi giorni, il dibattito sui clandestini e presunte violazioni, da parte del governo italiano, delle convenzioni intenrnazionali sui diritti dei rifugiati. Anzi tutto io mi chiedo se è più sicuro respingere sulle coste di Tripoli le imbarcazioni "di fortuna" che devono affrontare un viaggio verso l'Italia, oppure se conviene fargli attraversare tutto il Mediterraneo.
Poi c'è un'altra curiosità. Il barcone respinto in Libia era formato da profughi che per imbarcarsi a Tripoli in direzione Italia hanno fatto 2500 km (in linea d'aria). Come se, ad esempio, un leccese per scappare da una guerra va in Finlandia (in linea d'aria sono 2500 km) per prendere l'imbarco.
Non c'è nulla di strano secondo voi??

Poi c'è il caso di queste ore, tra Boffo e Feltri... Stranamente tutte le redazioni avevano la copia della notizia della condanna di Boffo, ma l'ha pubblicata solo "il giornale". Se ci fosse stata una condanna ad un politico, magari di area diversa dalla redazione, come si sarebbero comportate?
Poi c'è dire che Boffo si è dimesso con delle motivazioni assurde. Vuole difendere il suo nome e il suo prestigio, ma per due mesi non ha pensato che Berlusconi poteva sentirsi nello stesso modo quando il suo giornale pubblicava articoli sul moralismo.
Una volta che questi falsi moralisti vengono sbuggiardati, gridano anche allo scandalo, come se la notizia sulla sua condanna non fosse pubblica, al contrario delle accuse contro Berlusconi che sono all'interno dei sillogismi che ognuno fa o nn fa.

Proprio oggi Berlusconi ha lanciato accuse contro la stampa italiana, sempre pronta a far ridere l'estero del nostro paese, sempre a mancare di rispetto alle istituzioni. "La Repubblica" formula un'intervista (interrogatorio) nelle cui domande si davano per scontati fatti su cui non ci sono prove. Berlusconi si rivolge ai giudici per difendere il suo nome. Cosa succede?? Si raccolgono le firme per la libertà di stampa, come se Berlusconi avesse fatto chiedere il giornale.

Ed ha ragione il Premier... con dei giornalisti come quelli italiani, povero paese.




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15 luglio 2009

Nuove norme sulla violenza sessuale

Approvazione bi-partistan della Camera. Adesso tocca al Senato

Un progetto di legge che reca il nome di De Corato (PDL) come primo firmatario e che inizialmente concedeva solo la possibilità al Comune in cui avviene la violenza sessuale di costituirsi parte civile contro lo sturpratore, previo consenso della vittima, per lesione all'immagine.
Nel suo iter, però, ha incontrato altre proposte di legge sulla violenza sessuale in generis, motivo per il quale si è preferito, in sede di commissione, creare un T.U. sulle norme in materia di violenza sessuale.

Il Testo Unico, oltre a contenere la possibilità della costituzione come parte civile del Comune in cui avviene la violenza, modifica il reato di violenza sessuale, andando a toccare l'art. 609 - bis del C.P. in cui è contenuta la fattispecie con tutte le aggravanti che seguono.
In particolare il nuovo articolo formulato dal T.U. (nel caso venisse accettato dal Senato) conterrà un incremento della pena da inficiare all'autore del reato che va dal minimo edittale di 6 anni (adesso sono 5) al massimo di 12 (adesso sono 10). Inoltre incrementa anche la cornice edittale prevista nel caso in cui la vittima sia un minore e nel caso in cui la violenza si svolga in un contesto familiare.

Inoltre, grande novità del progetto di legge, si concede il consenso sessuale all'età di 16 anni anziché 14. Infatti adesso come "minore" nella violenza sessuale si intende il minore di anni 14. Quindi nello stato attuale delle cose, l'adulto che ha dei rapporti sessuali consenzienti con un minore di anni 14 commette un reato. Se il progetto di legge diventerà legge dello Stato, l'adulto non può avere rapporti sessuali consenzienti nemmeno con minori di anni 16. Si è avuto, quindi, una modifica della capacità d'intendere e di volere dei minori in materia sessuale.

E' un progetto di legge nuovo, che va nella direzione dell'incremento della pena per reati gravi quali la violenza sessuale. Questo per due motivi: anzitutto per far in modo che il reo possa avere una condanna esemplare e, mi auguro, durante l'esecuzione della pena avere dei motivi per rieducarsi; inoltre il motivo che porta il legislatore ad incrementare la pena proviene sicuramente dall'allarme sociale dei tantissimi stupri, specie su minori.




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10 luglio 2009

Manifesto UNITI 2.0




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24 giugno 2009

Inchiesta barese, che pasticcio

Tra procura, imprenditoria, prostitute e sanità pugliese... esce Berlusconi

Che le procure italiane, come le scuole, come le università, come i ruoli più importanti, siano piene di personaggi che hanno fatto il ’68 con tutti i suoi postumi, è un fatto noto. Così com’è noto il fatto che molte persone utilizzano il loro ruolo a fini politici. Così com’è noto il fatto che molte persone predicano indipendenza, ma sono i primi a violarla.

Ma questa volta si ha dell’incredibile. I media indagano Berlusconi, sulla spinta di un’indagine di magistrati ex-lotta continua.

E allora ci si scandalizza quando qualcuno nutre dubbi sul rispetto del dovere e dell’imparzialità dei magistrati. Anzitutto i magistrati (giudicanti) emanano sentenze in nome del popolo italiano, perciò mi sembra abbastanza normale che il popolo italiano, o una parte del popolo italiano, voglia conoscere chi è che parla per conto suo (ed è un fatto). Poi bisogna anche sapere chi è l’accusa e che rapporti ha con l’accusato. Nel momento in cui l’accusato è Berlusconi (accusato mediaticamente, ancora) e l’accusa è un tale ex lotta continua, facente parte di magistratura democratica e che nel 2005 al congresso di questa disse “ci ispiriamo ai valori del centro-sinistra”, è legittimo nutrire dubbi sul conflitto d’interessi (probabile) che grava sull’accusa?? Gli interessi sono due: garantire la legalità, ma al tempo stesso potrebbe (potrebbe) avere l’interesse a distruggere mediaticamente chi la sua parte politica (centro-sinistra, come dice lui) non distrugge con le elezioni.

Poi c’è un altro fatto che ha dell’incredibile.
Un’indagine che parte dallo scandalo sanità in Puglia, con al centro Tedesco (ex Partito Socialista, ora PD). L’indagine parte da questo scandalo, l’assessore si dimette, viene chiamato incompetente dai suoi stessi amici di partito, ma intanto si era candidato alle elezioni del 2008 al Senato risultando “primo dei non eletti” .

Dopodiché l’indagine si allarga fino a coinvolgere l’imprenditore Tarantino. Successivamente da alcune foto che pubblicano giornali stranieri su Berlusconi, esce una prostituta (di lusso) che confessa delle cose. Nel suo racconto dice che è entrata a palazzo Grazioli con un registratore (il che è difficile), che era stata pagata da Tarantini per andare ad una festa con Berlusconi, che ha voluto conoscere Berlusconi per un affare che vuole sbloccare di natura edilizia e che, per questo, ha accettato di candidarsi a Bari con “La Puglia prima di Tutto”. Dunque: anzitutto da questa confessione l’ipotesi di reato cade su Tarantini, il quale paga la prostituta per portarla ad una festa con Berlusconi che può non essere informato sullo sfruttamento della prostituzione che si stava consumando. Poi mi chiedo per quale motivo una persona che vuole sbloccare una pratica di natura edilizia debba rivolgersi al Presidente del Consiglio, il quale non ha competenze essendo la materia dell'edilizia in capo al Comune (in questo caso di Bari, quindi del centro-sinistra).

Dunque abbiamo: uno scandalo sulla sanità (che coinvolge il centro-sinistra pugliese), uno scandalo su un imprenditore che paga delle prostitute per portarle a delle feste, il coinvolgimento di personaggi della politica pugliese in questa indagine, quale Frisullo (di cui si è persa traccia)… Però cosa esce sui giornali e cosa si va ripetendo?? Che al centro di tutto questo c’è Berlusconi!!
Siamo veramente ai limiti dell’assurdo.

Se notiamo l’organizzazione della Procura barese, c’è da rimanere a bocca aperta:
- ex magistrati come Emiliano e Carofiglio, oggi fanno, il primo il sindaco di Bari e il secondo parlamentare, entrambi per il PD.
- la moglie di Carofiglio guida le indagini sui reati nella pubblica amministrazione (a Bari guidata dal centro-sinistra, sia alla Regione, sia al Comune).
-magistrati come quello che oggi ha fatto iniziare questo processo mediatico su Berlusconi, che un tempo erano ex-lotta continua e che nascondono indagini come quella sulla sanità pugliese.
-ex magistrati, come Emiliano e Carofiglio, che un tempo indagavano sullo scandalo operazione arcobaleno, in cui al centro c’era D’Alema. Indagine insabbiata e oggi quei magistrati sono uomini del PD, e quindi di D’Alema.


Dopo tutto questo, mi chiedo se il popolo è legittimato a dubitare su chi esercita il potere giudiziario in nome suo e verificare se esso è veramente indipendente e imparziale, come sembra voler garantire la nostra Costituzione.




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18 giugno 2009

Andiamo al referendum

E votiamo SI...


Il 21 e il 22 giugno si terrà il referendum organizzato da Segni, che vede come oggetto della proposta referendaria la legge elettorale.

Il referendum, specie quelli abrogativi, in Italia non attirano tanto e spesso si cade nella "non risposta" da parte dell'elettorato, che, non andando a votare, non permette il raggiungimento del quorum e quindi si conclude con un nulla di fatto.

Questa volta, però, dobbiamo andare a votare ed è importante esprimere tre SI. Ho detto che si tratta di abrogazione di una parte della legge, ma sostanzialmente abrogando, si introduce una nuova norma, quindi, ed è bene che si sappia, rispondendo al referendum è come se stessimo legiferando.

Le proposte referendarie riguardano il premio di maggioranza al Senato, alla Camera e le candidature.
Primo quesito: Premio di maggioranza alla Camera al partito e non alla coalizione.
Votando "si" il premio di maggioranza (che sarebbe l'elezione dei deputati per avere la maggioranza) andrà al partito e non alla coalizione. Infatti adesso se ci sono più partiti che si presentano uniti, e vincono le elezioni, il premio di maggioranza, e quindi il tot dei deputati in più che consentono alla coalizione di governare con la maggioranza, va all'intera coalizione, divisi poi a seconda della percentuale dei partiti che la compongono. Votando "si" andrà solo al partito più grande.

Secondo quesito:
Premio di maggioranza al Senato al partito e non alla coalizione.
Anche al Senato, votando "si", il risultato è come il quesito precedente.

Terzo quesito: Massimo una candidatura a collegio.
Adesso i leader dei partiti usano presentarsi in tutti i collegi col loro partito, per raccogliere voti e poi, successivamente, scelgono in quale collegio vogliono risultare eletti e si dimettono dagli altri. E' un meccanismo che disorienta gli elettori, i quali vanno a votare una persona che, dopo le elezioni, si dimette optando per un altro collegio e permette l'elezione di un altro candidato.

Votando "si", quindi, si va verso il bipartitismo. Infatti nel momento in cui i piccoli partiti non concorrono per il premio di maggioranza, avranno meno seggi e, quindi, avranno meno spazio. Di seguito saranno interessati ad andare verso forme di bipartismo.




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15 giugno 2009

Articolo gazzetta del mezzogiorno




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11 giugno 2009

Uniti 2.0

Continua un progetto che mira a coinvolgere tutti

Perchè?
Abbiamo maturato un'esperienza enorme. Trenta giorni di campagna elettorale entusiasmante ci ha portati a raccogliere un successo enorme nella Città di Melendugno. Abbiamo battuto Vittorio Potì, e abbiamo perduto solo a Borgagne, dove l'entusiasmo, per mancanza di tempo, non siamo riusciti a portarlo. Desideriamo continuare su questa strada, forti dell'esperienza e forti delle conoscenze. E poi forti dei tanti giovani che si sono avvicinati prima e anche dopo le elezioni. Quanti giovani, anche dopo la sconfitta, sono venuti per partecipare...
Vogliamo fare una seria e credibile opposizione nel paese e nel consiglio utilizzando tutti i mezzi.

Chi siamo?
Siamo un gruppo di ragazzi e ragazze, giovani e adulti, anziani, di destra, di centro e di sinistra, che vogliono mettere da parte le ideologie e le appartenenze e vogliamo basare un gruppo su un progetto e cementificarlo con l'amicizia, il rispetto, la fraternità, la lealtà, che sono valori che non puoi comprare da nessuna parte. Siamo un gruppo di amici che prima era diviso poichè "ideologicamente" apparteneva a due fazioni opposte. Adesso abbiamo capito che non c'è bisogno di essere dividi dall'ideologia, se vogliamo impegnarci per il territorio.
Si sono avvicinati tanti giovani e adulti sia durante la campagna elettorale, che dopo. Addirittura gente ha preferito salire sul carro dei perdenti e venire con noi.
L'unione fa la forza e così, unendoci, abbiamo raccolto la partecipazione di tante persone che mai avrebbero partecipato se le due fazione politiche fossero state divise.

Cosa facciamo?
Vogliamo fare opposizione nel paese e nel consiglio. Un'opposizione seria e costruttiva, ma al tempo stesso vogliamo spingere tanti ragazzi e giovani alla politica "partecipata". Ci sono campioni di calcio perchè molto praticano il calcio. Se nessuno pratica la politica, come si fa ad avere campioni della buona politica?

Uniti 2.0 è il progetto di un gruppo che mira ad un cambiamento del paese. 2.0 perchè vogliamo sviluppare quella politica nuova, innovativa, accompagnata dai social network, che permettono la comunicazione attraverso la diffusione, condivisione e discussione delle idee anche se fisicamente non presenti.
Vogliamo rivoluzionare il modo di intendere la politica e il modo di farla. Si può?
Si, UNITI si può.




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29 maggio 2009

Centocinquantanni fa moriva Ferdinando II di Borbone

Eppure tutti hanno dimenticato

Oggi ricorre il centocinquantesimo anniversario della morte di Ferdinando II di Borbone, penultimo Re del Regno delle Due Sicilie.
Doveroso ricordarlo, pur nel silenzio e nell'ignoranza generale, per il suo eccellente lavoro da Re e per ciò che ha rappresentato.

Abbiamo sempre imparato a scuola l'eroe Garibaldi con i mitici garibaldini, unificatori dell'Italia e liberatori del meridione, tralasciando le famiglia dei Borboni, che ha dato a noi meridionali il lustro e l'espressione più alta di sviluppo e ricchezza.
Re Ferdinando II diede al meridione lo sviluppo dell'industria tessile e metallurgica, lo sviluppo del commercio e della flotta militare, il tutto artatamente distrutto dai "liberatori" garibaldini.
Il popolo del meridione aveva lavoro, ricchezza, benessere, servizi (erano i primi ad avere l'acqua nelle case), commercio, industria... Lo stesso popolo divenne "brigante" attraverso leggi ad hoc adottate contro chi si rifiutava di cedere i terrenti ai settentrionali e divenire loro operaio o contadino.
La questione meridionale nacque dopo la fine del Regno delle Due Sicilie e ancora adesso non riusciamo a farla concludere.
In occasione dell'anniversario dela morte di Ferdinando II sembra opportuno ricordare le nostre vere origini, anziché continuare ad intitolare scuole, vie e piazze a persone che, non solo ci hanno portato malessere, ma ci hanno trattato come dei conquistati.




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